(1) È la prospettiva che collega la produzione filosofica di Wittgenstein al pensiero di Frege, pur nelle divaricazioni polemiche dell'approccio wittgensteiniano, e che conduce alle posizioni teoriche dei filosofi analitici oxoniensi, primo fra tutti J.L. Austin. A questi si deve la costruzione programmatica di una "teoria degli atti linguistici" i cui più rilevanti sviluppi, paralleli e successivi, si connettono ai contributi di P.F. Strawson, H.P. Grice e J.R. Searle (sullo sviluppo storico della problematica pragmatica nell'ambito della filosofia del linguaggio in rapporto alla teoria degli atti linguistici si può vedere l'Introduzione di P. LEONARDI alla versione italiana di J.R. SEARLE, Atti linguistici, trad. dall'inglese di G.R. Cardona, Torino, Boringhieri, 1976: "Searle, la filosofia del linguaggio e la linguistica contemporanea", e l'Introduzione di M. SBISA' alla raccolta di saggi: Gli atti linguistici: Aspetti e problemi di filosofia del linguaggio, a cura di M. Sbisà, Milano, Feltrinelli, 1978). Una matrice antropologica parallela connette le riflessioni dell'antropologo polacco, poi naturalizzato britannico, B. Malinowski sul linguaggio come "modo d'azione" (intorno agli anni '30) alle posizioni teoriche dell'amico linguista J.R. Firth, primo animatore della "Scuola di Londra". Firth, proponendo una linguistica sociologica, affronta, seppur in maniera intuitiva e poco formalizzata, il problema di un'analisi pragmatica del linguaggio sviluppando la tematica del "contesto di situazione" nel quale introduce il riferimento alle funzioni del discorso e agli "agli effetti" del parlare. Lo sviluppo di queste problematiche si ritrova in M.A.K. Halliday che tuttavia "depura" la propria teoria delle funzioni di alcune interessanti intuizioni firthiane.
(2) Ricordiamo che nella prospettiva pragmatica un atto provoca un evento ovvero cambia uno stato-mondo possibile in uno stato mondo reale: si veda T.A. Van Dijk, Testo e contesto, Bologna, Il Mulino, 1980, in particolare i capp. VI, VII, VIII, IX.
(3) Le tipologie di atti linguistici di riferimento sono, in particolare, quelle di J. L. AUSTIN, How to do things with words, The William James Lectures delivered at Harvard University in 1955, a.c. di J.O. Urmson e M. Sbisà, Londra, Oxford University Press, 1976 (1o ed. 1962, trad. it. Quando dire è fare, Torino, Marietti, 1974) e J. R. SEARLE, Atti linguistici, trad. dall'inglese di G. R. Cardona, Torino, Boringhieri, 1976.
(4) Sulla nozione di atto cooperativo si veda M. HANCHER, "The Classification of Cooperative Illocutionary Acts", in Language in Society, vol. 8, n. 1, aprile 1979, pp. 1-14.
(5) Per la nozione di "doppio vincolo" si veda L. LUMBELLI, C. CASTELFRANCHI e D. PARISI, "Sulla comprensione nelle situazioni comunicative e di "doppio vincolo", in Lingua e stile, anno 12, n. 3, pp. 369-383, 1977.
Il doppio vincolo, infatti, in quanto doppia ingiunzione a fare o non fare l'azione enunciata (es. "Dalla presente legge e dalle altre disposizioni...") pone il destinatario/referente di fronte ad un'alternativa non risolta.
(6) Per la nozione di "testo" si vedano di R. BEAUGRANDE e W. DRESSLER, Introduction to Text Linguistics, Londra-New York, Longman, 1983 e W. DRESSLER, Introduzione alla linguistica del testo, trad. it., Roma, Officina, 1974.
(7) Cfr. J. R. SEARLE, Atti Linguistici, cit. e dello stesso A., "The Classification of Illocutionary Acts", in Language in Society, vol. 5, n. 1, aprile 1976, pp. 1-23.
(8) Cfr. J. L. AUSTIN, How to do..., cit.
(9) Per un'introduzione alla pragmatica si vedano, inoltre, B. SCHLIEBLEN LANGE, Linguistica pragmatica, trad. dal tedesco, Bologna, Il Mulino, 1980 e la mia presentazione in E. ZUANELLI SONINO, Linguistica applicata ed educazione plurilingue, Padova, Unipress, 1990, al cap. 2.5.
(10) Cfr. E. ZUANELLI (a c. di), Piano di comunicazione istituzionale per l'amministrazione finanziaria; attività e risultati, Roma, Ministero delle Finanze - SOGEI, 1993.